Abolizione voucher INPS, disciplina transitoria e prospettiva futura

I voucher lavoro sono stati una modalità di retribuzione per pagare sia prestazione lavorativa che contributi dei cosiddetti ‘lavoratori occasionali accessori’. Questa forma di retribuzione è stata introdotta nel 2003 con la ‘riforma Biagi’, dal nome del giuslavorista che per primo ne ipotizzò la struttura, e che venne ucciso dalle Brigate Rosse.

La ratio di questa forma di retribuzione era quella di far emergere il lavoro nero, quel lavoro occasionale ed accessorio che poteva essere retribuito in piena regola da parte del datore di lavoro semplicemente acquistando dei voucher pre-pagati, che comprendevano retribuzione e contributi previdenziali, da consegnare al lavoratore al termine della prestazione. I voucher avevano un valore di 10, 20 o 50 euro. In ciascuno di questi tagli era inserito il valore della prestazione lavorativa, ed una percentuale che veniva versata all’INAIL per l’assicurazione ed all’INPS come contributo previdenziale.

I voucher erano pensati per quei lavori che normalmente erano assorbiti nel nero, come la baby-sitter, il giardiniere, ed altri piccoli lavori occasionali che in genere non venivano coperti dai contratti. Si è trattato di uno strumento abbastanza criticato, in primis perché se ne faceva un abuso oltre la ratio voluta dalla legge, usandoli anche per retribuire lavori part time.

L’abolizione dei voucher INPS

In ogni caso, il Governo ha prima pensato di indire un referendum per permettere alla popolazione di decidere sul loro mantenimento, poi ha deciso di abolirli direttamente con il d.L. n. 15 del 17 marzo 2017. La Commissione Lavoro della Camera ha approvato l’eliminazione completa dei voucher INPS eliminando gli articoli da 48 a 50 del Jobs Act che disciplinano questo istituto.

Dal 18 marzo 2017, quindi, i voucher sono ufficialmente aboliti: tuttavia quelli acquistati prima di questa data essi potranno continuare ad essere riscossi fino al 31 dicembre 2017.

La disciplina transitoria

abolizione voucher inpsSi sono creati dei dubbi fisiologici sulla disciplina da seguire nell’uso dei voucher dal momento della loro abolizione, il 18 marzo del 2017.

La situazione di confusione è dovuta al fatto che con l’abolizione tout court degli articoli del Jobs Act che facevano riferimento alla disciplina della comunicazione preventiva obbligatoria, i limiti di retribuzione coi voucher INPS e la procedura di attivazione, i datori di lavoro si sono trovati nell’impossibilità di conoscere il quadro normativo che si potesse applicare ai voucher nel periodo di transizione.

Dopo il naturale caos iniziale, il Ministero del Lavoro ha deciso di chiarire la situazione con il comunicato stampa del 21 marzo 2017.

La risposta del Ministero è stata la seguente: nel periodo di transizione in attesa dell’eliminazione totale dei voucher, si continua ad applicare la normativa previgente.

Quindi tutte le disposizioni che sono state abrogate vanno rispettate fino al 31 dicembre 2017, ultima data utile per riscuotere i voucher.

I voucher INPS già acquistati entro il 17 marzo del 2017 potranno essere utilizzati da datori di lavoro ed essere riscossi dai lavoratori fino al 31 dicembre del 2017.

A partire dal 1 gennaio del 2018, invece, per i datori di lavoro sarà necessario trovare altri strumenti per retribuire il lavoro occasionale accessorio; sempre che, nel frattempo, il Governo non predisponga un altro strumento utile, come si ritiene facilmente avverrà.

Non sono mancate alcune polemiche per la ‘leggerezza’ con la quale è stata condotta questa procedura di abrogazione che ha saltato il voto popolare: è possibile che un comunicato stampa faccia ‘resuscitare’ delle norme di legge abrogate?

Cosa avverrà dal 1 gennaio del 2018?

La domanda più lecita che si stanno facendo datori di lavoro e lavoratori è la seguente: data l’abolizione dei voucher INPS, cosa accadrà dal 1 gennaio del 2018? Gli scenari sono tre.

Il primo è quello di una reintroduzione da parte del Governo di uno strumento come quello dei voucher, ma con più limiti per evitare distorsioni nel loro uso.

Il secondo scenario è quello di trovare nuove modalità di regolare contrattualmente il lavoro, come il lavoro intermittente. Anche qui, i rischi di rendere precario il lavoro sono alti.

La terza opzione, invece, è quella di tornare al lavoro irregolare, vale a dire quello in nero, svantaggioso sia per datore di lavoro che per il lavoratore.

Cosa cambia per datori di lavoro e lavoratori

Concretamente, il problema attuale per l’abolizione dei voucher INPS si pone soprattutto per i datori di lavoro che non abbiano acquistato i voucher fino al 17 marzo e quindi non abbiano voucher utilizzabili.

Se nel frattempo volessero usufruire di lavoro occasionale, come potrebbero fare? Escludendo ovviamente l’opzione del lavoro in nero, che danneggia il lavoratore ed è grande fonte di rischi per il datore di lavoro, questi ultimi dovranno necessariamente inquadrare il rapporto di lavoro occasionale in uno degli schemi contrattuali predisposti dalla legge. Per esempio, il contratto di somministrazione, il contratto a chiamata, badando bene a rispettare limiti orari, economici e d’età. Questo almeno finché il Governo non disciplinerà nuovamente la retribuzione del lavoro occasionale accessorio.

La soluzione migliore, senza alcun dubbio, rimane quella di parlare con il proprio Consulente del lavoro per cercare di trovare un tipo di contratto adatto sia a sé che al lavoratore per il periodo di transizione, e finché non ci sarà una eventuale nuova disciplina del lavoro occasionale.

È possibile optare per il contratto a chiamata: si tratta di un contratto che permette al datore di lavoro di chiamare il lavoratore nel momento e per i giorni nei quali ha più bisogno. Questo contratto non ha frequenza predeterminata.

Per il contratto a chiamata è richiesta la forma scritta, con indicazione della durata. Il contratto è attivabile con persone con meno di 25 anni e con più di 55 anni, è necessario un preavviso di 48 ore prima di iniziare la prestazione lavorativa.

I limiti del contratto di lavoro intermittente sono i seguenti: Al lavoratore è concesso di rifiutare la chiamata, un massimo 400 giornate lavorative nell’arco di 3 anni solari, con l’eccezione del settore del pubblico esercizio, spettacolo e turismo. Se si supera questo periodo, invece, il contratto diventa a tempo pieno ed indeterminato. Altre formule di lavoro che possono essere determinate sono il part time, il lavoro occasionale autonomo, il lavoro somministrato, e via dicendo.

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