Alternanza scuola lavoro: pro e contro

Dall’approvazione della legge 107 del 2015, altrimenti conosciuta come “La Buona scuola”, si discute molto sull’alternanza scuola lavoro.

È giusto preparare gli studenti al mondo del lavoro, al sacrificio e alle difficoltà che comporta questo settore sottraendo però possibilità a chi ha davvero bisogno di lavorare?

È giusto sottrarre ore di lezione frontale per svolgere attività che magari non saranno mai più svolte nella propria carriera?

Il fronte dei sostenitori dell’alternanza scuola lavoro, tuttavia, è piuttosto popolato. Se ne parlerà in particolare al  9° Congresso Nazionale dei Consulenti del Lavoro, in programma a Napoli il 28 e il 29 aprile 2017.

Tra i relatori sono moltissimi coloro che sono entusiasti della novità apportata dal governo nel sistema scolastico. Luca Paone, per esempio, anticipando i tempi dei suoi interventi nell’ambito del convegno a spiegato come l’obiettivo sia quello di far diventare la scuola uno strumento virtuoso per favorire la crescita e la formazione di nuove competenze professionali al fine di combattere la disoccupazione e colmare il dislivello tra domanda ed offerta del mondo del lavoro.

C’è poi la figura del consulente del lavoro, fondamentale perché può contribuire alla crescita professionale e sociale del sistema scuola per rendere i giovani coinvolti nei progetti di alternanza protagonisti consapevoli del loro futuro professionale, interpreti delle esigenze aziendali e, magari, anche attori di un processo di innovazione che guidi le imprese a compiere scelte adeguate ad un mondo in continuo cambiamento.

alternanza scuola lavoroIn sostanza si dedica molta attenzione a individuare il “tirocinio” da far svolgere allo studente che viene seguito passo dopo passo da questo consulente del lavoro, il quale deve essere portatore della cultura dell’alternanza e capace di sensibilizzare le proprie aziende clienti affinché possano conoscere lo strumento e le opportunità che esso offre.

Egli, in sostanza, non si limiterà a individuare la posizione ma seguirà il ragazzo durante tutto il suo percorso come un vero e proprio compagno di viaggio. Secondo gli ideatori, inoltre, si tratta di una potente arma per abbattere la disoccupazione giovanile.

Ridurre il divario tra la scuola ed il mondo produttivo potrebbe infatti essere utile in termini di politica attiva del lavoro, scenario nel quale i Consulenti del Lavoro, attraverso la Fondazione Consulenti per il Lavoro, possono essere protagonisti assieme all’Agenzia Nazionale per le Politiche Attive del Lavoro.

Dopo un percorso magari anche di tre anni da parte di uno studente, che non voglia proseguire gli studi all’università, il datore potrebbe decidere di assumere il praticante, già altamente formato e preparato, benché giovanissimo, ad affrontare quel determinato percorso lavorativo.

Add Comment