Dipendenti e Facebook: attenzione a come lo si usa

Facebook è probabilmente il social network più utilizzato e più in voga di questi anni. Le persone usano i social per esprimere la loro personalità, le loro scelte politiche, le scene della vita quotidiana, per contattare vecchi amici e via dicendo. Ma Facebook è un’arma a doppio taglio. Infatti come può essere divertente da usare, può anche rovinare una professione; o meglio, l’utilizzo che se ne fa può compromettere un lavoro.

Se non ci credete, basta pensare che sette manager su dieci controllano il profilo Facebook del loro candidato prima di procedere all’assunzione, secondo i risultati di una ricerca su scala mondiale effettuata da Adecco in 24 Paesi, coinvolgendo circa 17mila candidati. Facebook conta, eccome, e in alcuni casi può anche rovinare il vostro curriculum perfetto.

Può bastare un post sconveniente, una foto fuori posto, l’impostazione della privacy sbagliata, e si può rischiare di non essere assunti. Non solo, si può anche rischiare, per casi più gravi, di perdere il lavoro. Cerchiamo quindi di capire in che casi l’uso di Facebook può essere deleterio, e come preparare al meglio il profilo per evitare problemi sia prima dell’assunzione che dopo.

Facebook e l’assunzione: qualche consiglio

dipendenti e FacebookTutti quando devono presentarsi al colloquio per il lavoro dei loro sogni presentano un curriculum vitae il più curato, particolareggiato e dettagliato possibile. Non solo, si cerca di curare anche il proprio aspetto fisico ed il vestiario. Perché non fare lo stesso col profilo Facebook? Se volete inviare il cv e vi accorgete che è da tempo che non date un’occhiata al profilo del vostro social, è ora di farlo. È ora di dare un’occhiata ai contenuti ed alla privacy.

Qualche consiglio? Cercate di mettere una bella foto profilo, che vi rispecchi e che trasmetta professionalità. Almeno finché non venite assunti.

Molte aziende controllano anche le voci del lavoro su Facebook, quindi cercate di impostare una certa coerenza fra i titoli di studio e le esperienze professionali che dichiarate nel cv e quelle che impostate su Facebook.

Cercate di dare sempre un’occhiata alle impostazioni sulla privacy. Basta attivare la funzione del profilo che permette di vederlo come un estraneo, per controllare cosa sia pubblico (visibile a tutti, su Facebook e non) e cosa invece sia riservato alla schiera degli amici o degli amici più stretti.

Cerca di scegliere bene i contenuti che condividi sul social: articoli, foto, e via dicendo. Evita contenuti controversi e di spiccato orientamento politico di qualunque tipo, informazioni circa la vostra religione e via dicendo, cercando di relegare questi ultimi alla sfera delle amicizie.

Facebook ed il licenziamento

licenziamentoI punti sopra visti sono il risultato di un’analisi di buon senso: non è intelligente presentarsi perfetti ed impeccabili ad un colloquio se dopo il proprio profilo Facebook parla di tutt’altra persona. Almeno, non è serio, si rischia di fare una brutta impressione.

Ma Facebook può essere pericoloso anche dal secondo punto di vista: può arrivare a costare il posto di lavoro.

Solitamente ai neoassunti, perlomeno in molte aziende, viene consegnato un codice di netiquette, cioè di ‘etichetta per internet’ dove si informa il dipendente del comportamento da tenere nei confronti dell’azienda su internet e sui social. Per esempio, non screditare il nome dell’azienda, non associarla ad iniziative, ecc.

Il primo profilo sotto il quale Facebook può diventare causa di licenziamento è quello dell’accesso ad Internet. Più correttamente, l’accesso ad internet prima ancora che al social può anche configurare una violazione che giustifica il comportamento sanzionatorio.

Partendo dall’analisi dell’articolo 2104 del Codice Civile, “Il prestatore di lavoro deve usare la diligenza richiesta dalla natura della prestazione dovuta (…)”.

L’utilizzo di internet durante l’orario di lavoro (ovviamente, per finalità extra lavorative, come una ricerca su Google o un giretto sul profilo Facebook) ai sensi della giurisprudenza non può causare licenziamento: o meglio, l’accesso di per sé, non reiterato, non costituisce una condotta così grave da causare il licenziamento.

Così la sentenza del Tribunale di Firenze, 2008.

La giurisprudenza della Cassazione, con sentenza del 2 novembre 2015, n. 22353 ha ritenuto illegittimo il licenziamento del lavoratore che aveva utilizzato il computer dell’azienda per controllare le mail personali. Illegittimo è questo licenziamento laddove il comportamento del lavoratore non comporti un danno grave per l’attività produttiva. In questi casi, si applica la sanzione conservativa (es. lettera di ammonimento scritta).

Ma laddove invece l’utilizzo del pc ad uso personale occupasse molto tempo del dipendente, la condotta potrebbe aver realizzato un blocco del lavoro ed un danno all’azienda, e come tale la sanzione del licenziamento potrebbe ritenersi adeguata.

E per quanto riguarda Facebook?

Imotivi di licenziamentol licenziamento può anche intervenire per un uso di Facebook condotto anche fuori dall’orario di lavoro, per esempio in caso di un post denigratorio circa l’azienda, il datore di lavoro o i colleghi. In questo caso, il licenziamento per giusta causa può essere perpetrato per violazione dell’obbligo di fedeltà di cui all’articolo 2105 del Codice Civile.

Infatti anche al di fuori dell’orario di servizio si resta dipendenti dell’azienda, e quindi un post denigratorio che raggiunge più persone può essere motivo di licenziamento. Non conta il fatto di avere pochi amici, e quindi un pubblico ristretto. Infatti la pubblicazione di un post su Facebook equivale a ciò che si pubblica su mezzo stampa.

Commenti denigratori, contro l’azienda, fortemente critici contro il datore di lavoro o i colleghi possono giustificare il licenziamento.

Un altro comportamento che può comportare la perdita del lavoro per utilizzo di Facebook è quello del dipendente che chieda un giorno a casa per la mutua, e che poi si scatti delle foto mentre è in vacanza. Ovviamente si tratta di un comportamento sciocco, ma non sono mancati casi di licenziamento per questi motivi.

Prendiamo altri casi in cui Facebook ha fatto rischiare il licenziamento al dipendente: come quello, analizzato dal Giudice monocratico di Bergamo con sentenza numero 684 del 14 settembre 2016.

Nel caso il dipendente aveva scattato una foto, pubblicata sul social, con un’arma in mano. L’uomo era stato licenziato perché per il datore di lavoro si era trattato di un grave inadempimento rispetto agli obblighi del contratto, dicendosi spaventato perché negli anni passati un dipendente aveva commesso un omicidio in azienda. Il verdetto del giudice però è contro il licenziamento; non basta una foto, anche se controversa, per giustificare il licenziamento.

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