Furto in azienda da parte del dipendente: quali conseguenze?

Tra le varie attività illecite che un lavoratore dipendente può commettere e che possono costargli il posto di lavoro c’è anche il furto.

Innanzitutto per furto in azienda non intendiamo solo il caso del rubare un oggetto di proprietà aziendale o del denaro dalla cassa, ma anche ipotesi come, per esempio, la sottrazione di documenti della ditta ovvero il farsi rimborsare delle spese non sostenute. A riguardo dell’ipotesi del furto in azienda c’è un’interessante giurisprudenza che segue la vicenda.

Il furto in genere è uno di quei comportamenti che spezza, spesso irrimediabilmente, la fiducia del datore di lavoro nel suo dipendente, e come tale può giustificare il licenziamento per giusta causa. Non a caso per il furto in genere vengono assunte delle sanzioni espulsive, ma non mancano casi – che vedremo – dove la sanzione sarà invece conservativa e non espulsiva.

Bisogna però avere attenzione alle circostanze nelle quali avviene il furto, all’entità e valore dello stesso: insomma in questo caso più che mai le circostanze del fatto possono comportare diverse sanzioni. Cerchiamo di orientarci quindi nella fattispecie del furto in azienda e delle conseguenze che comporta.

Furto in occasione del rapporto di lavoro e furto al di fuori del rapporto di lavoro

La dottrina qualifica diversamente il caso in cui il furto avvenga nei confronti del proprio datore di lavoro o meno.

furto in azienda del dipendenteSe infatti il dipendente, per ipotesi, rubasse in una casa privata (e quindi al di fuori del posto e rapporto di lavoro) allora comunque il datore di lavoro potrebbe licenziarlo, laddove la detenzione si protragga per lungo tempo e la data di liberazione fosse incerta: si tratterebbe quindi di un giustificato motivo di licenziamento. Secondo un altro filone, la cessazione del rapporto di lavoro si determinerebbe automaticamente (Cassazione, sentenza numero 6154 del 1999). Ma ciò che ci interessa qui è di distinguere l’ipotesi nella quale il furto avvenga nel corso di un rapporto di lavoro, ai danni del datore e dell’azienda.

Infatti nel caso in cui il furto o l’appropriazione indebita avvenisse a danno del proprio datore di lavoro, detta condotta inciderebbe sul rapporto di fiducia fra lavoratore e datore anche nel caso in cui il furto non avesse inciso sulle modalità di svolgimento della prestazione lavorativa.

Il furto in azienda è una delle vicende che giustifica il licenziamento per giusta causa, quindi senza preavviso. Su questo punto la dottrina è chiara e conforme (tranne nel caso di furto di modico valore, che vedremo tra poco). Il licenziamento per giusta causa (in tronco) avviene quando un comportamento del lavoratore è così grave da minare quel clima di fiducia che deve sussistere e giustifica quindi un licenziamento senza preavviso. Vale la pena ricordare che non serve assolutamente che l’azienda abbia avuto un danno (per esempio patrimoniale) dal furto, basta semplicemente il furto in sé per minare il rapporto di fiducia.

Sulla valutazione dei giudici, in caso di impugnazione, va ad incidere anche il comportamento tenuto dal lavoratore fino a quel momento, l’anzianità del lavoratore, il modico valore del bene, l’unicità dell’episodio: insomma, come abbiamo detto, la valutazione è caso per caso.

Furto di modico valore

Il caso del furto di modico valore è un caso a parte. La legge non dice nulla su questo, ma c’è una importante giurisprudenza a riguardo. In genarle la giurisprudenza ritiene ‘eccessiva’ e sproporzionata una sanzione come il licenziamento per un furto di modico valore (piccole cifre di denaro o oggetti di poco conto).

Una sentenza della Cassazione ha di recente stabilito che il furto di un bene di modico valore non giustifica una sanzione come il licenziamento. Nel caso di specie un lavoratore aveva rubato un porta-telefono magnetico, del valore di 2.90 euro, e l’antitaccheggio aveva rilevato la presenza del bene alle casse. Quando veniva invitato a svuotare le tasche, il dipendente non aveva estratto l’oggetto rubato, e una volta uscito il lavoratore era stato colto nel tentativo di liberarsi del bene sottratto. Di fronte all’evidenza del fatto, egli quindi ammise la sua colpevolezza e venne licenziato. Ma la Cassazione, dopo due gradi di giudizio che avevano valutato come ‘legittimo’ il licenziamento, ha ribaltato la questione di merito. Secondo la Suprema Corte si discosta dall’orientamento prevalente la possibilità di licenziare un lavoratore per il furto di beni di valore minimo. L’episodio di specie secondo la Cassazione non aveva quel connotato di gravità tale da rompere il vincolo di fiducia fra lavoratore e datore.

In un altro caso, affrontato dalla Cassazione con sentenza 17739 del 2011, non era possibile licenziare un dipendente che al termine del turno aveva sottratto dalla cassa una cifra irrisoria, nel caso in questione 5 euro. La sanzione del licenziamento, in questo caso, è sproporzionata: la Cassazione aveva fatto ricorso al principio della “proporzionalità fra fatto addebitato e recesso” ed aveva altresì tenuto conto del fatto che il lavoratore era impiegato da ormai 14 anni come cassiere, ed aveva sempre mantenuto una condotta irreprensibile.

Il licenziamento per furto di modico valore è invece legittimo in caso di recidiva, come stabilito dalla Cassazione con Sentenza 22322/2016. Nel caso in questione una dipendente aveva occultato dei calzini del valore di 21 euro per appropriarsene.

Furto di un bene senza valore

Diverso ancora da quelli sopra visti il caso del furto di un bene senza valore. Nel caso in questione, affrontato dalla Corte d’Appello di Trento con sentenza del 12 dicembre 2003, il delitto contro il patrimonio non include le offese ‘di valore minimale’ perché non c’è ‘lesione del bene protetto’.

Quindi un bene sottratto dai dipendenti, che non abbia valore oggettivo né soggettivo, non può vedere il dipendente incriminato per furto e di conseguenza neppure alcuna conseguenza sul piano disciplinare.

Furto non provato ma sospettato

Secondo un indirizzo della giurisprudenza, è possibile licenziare un dipendente anche se non s’abbiano prove che abbia effettivamente commesso il furto, laddove sussistano dei sospetti legittimi e le sue giustificazioni non siano credibili. Il punto, secondo detto indirizzo, sarebbe quello del venire meno del legame di fiducia che dovrebbe restare fra il datore di lavoro ed il lavoratore.

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