Uso del cellulare al lavoro e tumore: una sentenza storica

La Corte di Firenze ha sancito in una sentenza il collegamento fra l’uso del cellulare al lavoro ed un tumore; una sentenza (in realtà la terza sul tema) storica per il tribunale di Firenze, che ha così stabilito il nesso causale fra un comportamento imposto al lavoratore per via della sua professione ed una grave malattia scaturita qualche anno più tardi.

Parliamo della sentenza del Tribunale di Firenze del 24 aprile 2017, della quale ancora si attendono le motivazioni.

La giurisprudenza ha così riconosciuto, per la terza volta, l’esistenza del nessuno casuale fra il tumore al cervello e l’utilizzo del cellulare.

uso cellulare al lavoroNel caso in questione, la faccenda riguarda A. M., addetto alle vendite presso un’azienda che si occupa di import export. M. viaggiava quasi sempre in auto, e quindi utilizzava molto i cellulari aziendali.

Nel 2005, ha cominciato a sperimentare i primi sintomi di qualcosa che non andava: acufeni, mal di testa, perdita dell’udito. Nel 2008, dopo che ha iniziato a sentire anche le vertigini, ha pensato di fare più controlli, ed ha coperto che aveva un tumore benigno in testa, difficile da togliere.

Operato nel 2011, il tumore gli è stato rimosso, ma qualche problema è restato: la mancanza di equilibrio, e la perdita dell’udito dall’orecchio destro. Secondo M., in quanto lavoratore avrebbe dovuto essere avvertito dei rischi che l’utilizzo costante del cellulare può comportare alla salute.

Nel 2013, M. ha presentato la domanda di indennizzo all’INAIL, che però gli viene rifiutata. Allora egli ha iniziato la causa civile.

In primo grado, la corte di Firenze ha dato ragione a M. ed ha condannato l’INAIL alla corresponsione di una rendita vitalizia, dovuta all’invalidità del 16% che ha colpito M.

Prima del caso del signor M., già la Cassazione sezione Lavoro era giunta alla conclusione di riconoscere il nesso causale fra il tumore e l’uso del cellulare per lavoro (sentenza del 12 ottobre 2012, numero 17438) e anche il Tribunale di Ivrea con la sentenza del 30 marzo 2017 era giunta alla stessa conclusione.

In quest’ultimo caso, un lavoratore dipendente di 57 anni aveva sviluppato un tumore dell’apparato acustico, il neurinoma, le cui cause sono sconosciute, ma il tribunale ha comunque sancito l’esistenza del nesso causale con l’attiva lavorativa svolta dal dipendente (anch’egli assiduo utilizzatore del telefono).

Cellulari e TumoreCiò che è importante in questa vicenda è il fatto che il tumore non è una malattia professionale tabellata.

Le malattie professionali tabellate esentano il giudice dal dover provare l’esistenza del nesso causale fra il lavoro e l’insorgere della patologia.

Le malattie non tabellate, invece, richiedono la prova di volta in volta del nesso causale. Questo è appunto il caso del tumore causato dall’utilizzo intenso di telefoni cellulari per motivi di lavoro.

Il riconoscimento del nesso causale fra la malattia e il lavoro è indispensabile perché il lavoratore possa utilmente richiedere l’invalidità ed i trattamenti economici correlati alla stessa.

Anche se l’ultima parola sulla sentenza di primo grado della corte fiorentina non è certo detta, in quanto ci son pochi dubbi sul fatto che probabilmente l’INAIL presenterà ricorso in appello, possiamo notare che si sta formando una giurisprudenza molto interessante, ed anche coraggiosa, in questo senso.

Sentenze come queste contribuiscono a responsabilizzare i datori di lavoro circa l’informazione sui rischi in capo ai loro dipendenti.

Non solo: è anche possibile che grazie a sentenze di questo tipo, le varie corti contribuiscano a creare una maggiore attenzione e sensibilizzazione nell’ambito della sicurezza sul luogo di lavoro, e nell’ambito della tutela della salute dei lavoratori, anche per tutti quei fattori che potrebbero creare problemi a lungo termine.

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